User menu

Equo compenso, tariffe minime e contratto nazionale

Ritratto di carlo.ghi_62197
Top Contributors
24 Gennaio 2017

Equo compenso, tariffe minime e contratto nazionale

Equo compenso, tariffe minime e contratto nazionale: tre aspetti fondamentali per la nostra professione. E’ così sbagliato mettere in relazione l’attuale dibattito sull’equo compenso del lavoro indipendente, la richiesta sempre più pressante di tariffe minime e la necessità di tutelare i colleghi che lavorano nelle società di servizi in campo odontoiatrico? Per me non lo è affatto, anzi! Vedo questi tre temi come le facce di un mercato che sta cambiando e nel quale un’associazione come ANDI ha il dovere e la responsabilità di giocare un ruolo determinante. Cosa che certo non si riduce a qualche stretta di mano e fotografia con onorevoli e senatori. Le “lenzuolate” di Bersani non hanno spazzato via solamente le tanto odiate e corporative tariffe minime, ma hanno colpito irreversibilmente la qualità delle prestazioni professionali. Lo ha affermato recentemente l'attuale presidente della Commissione Lavoro della Camera, onorevole Damiano: “Il mercato del lavoro richiede minimi salariali inderogabili, le tariffe dei professionisti devono essere assolutamente ripristinate. La concorrenza sta creando una giungla al ribasso anche della qualità delle prestazioni."

Quando parlo di equo compenso ragiono proprio di questo: tariffe minime poste a garanzia della qualità qualità delle prestazioni. Per la persona assistita, che non sa più come orientarsi in un mercato in cui il costo della prestazione medica è diventato il maggiore riferimento ed è spesso perturbato dalle offerte al massimo ribasso; e per il professionista, che non può, né vuole, arretrare sulla qualità e sugli onorari della sua prestazione. Non una rivendicazione corporativa, ma un’evoluzione verso un mercato trasparente e di qualità, che tuteli la salute dei nostri pazienti. Questo tema è più che mai all’ordine del giorno. Una recentissima sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea sancisce tre principi importantissimi: (a) stabilire compensi per le prestazioni professionali è legittimo; (b) normare le variazioni sopra e sotto tale compenso (nella sentenza si parla di 12%) è doveroso da parte del legislatore; (c) la delibera per il caso in esame (quello dei procuratori spagnoli) ha validità per tutte le libere professioni. Su questo tema sento il dovere di sensibilizzare tutti i liberi professionisti, ma in particolare ANDI, che deve assumere questa battaglia come obiettivo prioritario: è un dovere non solo nei confronti dei suoi 24.000 associati, ma più in generale verso tutta la categoria.

Il mezzo? Un’alleanza trasversale, che parta da Confprofessioni, dove ANDI esprime un vicepresidente nazionale, e si estenda a tutte le associazioni del mondo libero professionale. La tutela dei compensi e la caduta della qualità delle prestazioni interessa infatti tutto il lavoro professionale e ritengo che per raggiungere questo obbiettivo, sia indispensabile disporre di uno schieramento quanto più ampio possibile, al quale ANDI partecipi attivamente mettendo a disposizione le sue relazioni, i suoi mezzi e la sua organizzazione. Consideriamo ora l'ultimo aspetto: le società di servizi in campo odontoiatrico. Su questo argomento si è chiaramente espresso il Ministero dell’Economia e dello Sviluppo Economico, MISE, con un parere che ha suscitato molto scalpore nei giorni scorsi.

Ne ho già parlato sulla mia pagina Facebook e qui mi limito a ribadire, pronto a discutere con chiunque compiutamente su tutti gli aspetti tecnici della questione, che l’esercizio della attività odontoiatrica in forma societaria è consentito solo attraverso la forma di società tra professionisti (le cosiddette STP).

Le società di mezzi oggi presenti nel nostro settore, non sono legittimate a fatturare l’atto terapeutico odontoiatrico ma solamente il servizio (organizzazione/gestione dello studio).

L’esenzione IVA delle parcelle professionali ai sensi dell’art. 10/18 del DPR 633/72 non è loro consentita, perché riservata ai soli iscritti all’Albo o alle STP.

Tutti sappiamo inoltre che sulla parcella professionale le società commerciali di Odontoiatria trattengono una quota molto elevata dell’onorario professionale, sino all’80% e oltre, stravolgendo qualsiasi proporzione fra la parte del compenso dovuta all’autore della prestazione medica (che deve essere privilegiata in termini di ripartizione) e quella relativa all’organizzatore del servizio per la somministrazione delle terapie. Io penso che questo sia un ulteriore fronte sindacale da aprire: reclamare la giusta applicazione delle regole affermate dal MISE ed esigere il giusto compenso per il professionista che lavora presso le strutture commerciali odontoiatriche. Il vero nemico è il meccanismo che ho appena descritto.

Esso determina: alti profitti per la società di capitale, bassa qualità delle cure per il paziente, basso compenso per l’Odontoiatra. Credo che un’associazione come ANDI si debba muovere anche su questo fronte: rivendicando un quadro normativo e contrattuale certo, che garantisca la corretta applicazione delle regole, prestazioni professionali di qualità ai pazienti ed un compenso equo per l’Odontoiatra. L’evoluzione del mercato ha profondamente ridefinito il nostro lavoro.

Se vogliamo poter scrivere un futuro della nostra professione è necessario che ANDI sia all’altezza di questa evoluzione. Abbiamo bisogno di un’ANDI trasparente, concreta, autorevole: di ciò sarò intransigente ed appassionato sostenitore.
A presto
Carlo Ghirlanda