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Dental Tech - Il digitale nel laboratorio odontotecnico

27 Ottobre 2021

Dental Tech - Il digitale nel laboratorio odontotecnico

Odt. Roberto Cavagna*

*Nato a Bergamo nel 1968. Diplomato presso l’Istituto Odontotecnico Fratelli Calvi di Bergamo nel 1985, ha lavorato come dipendente presso diversi laboratori. Dal 1993 è titolare di laboratorio odontotecnico a Curno (Bergamo). Appassionato di gnatologia, ha seguito i corsi teorico-pratici del Dr. Mario Chiodini e del Dr. Roberto Masnata. Dal 2005 ha iniziato a lavorare con metodiche digitali, e dal 2012 lavora in full digital workflow, anche model-free, modellando direttamente da scansione intraorale.

Intervistiamo l’odontotecnico Roberto Cavagna, esperto sulle metodiche digitali, in particolar modo di #Fulldigitalworkflow e protocolli di lavoro #Modelfree.

 

Sig. Cavagna, come è iniziato il suo percorso nel mondo del digitale in odontoiatria?

Nel 2005 ho deciso di acquistare il mio primo scanner desktop, uno dei primi DelCam, per poter iniziare a lavorare la zirconia. All’inizio era difficile, poiché gli scanner erano piuttosto limitati nella precisione, non era possibile scandire il modello antagonista per cui era necessario impiegare un check-bite, e si realizzavano unicamente copings e frameworks in zirconia. Una volta acquisita una certa esperienza, ed avendo compreso che la strada era percorribile sia a livello di tecnologia che di materiali, ho acquistato uno scanner di nuova generazione, il D-900 di 3-Shape, e quello è stato un passo decisivo verso la digitalizzazione del mio laboratorio. Dal 2012, infine, alcuni degli studi odontoiatrici con cui lavoro hanno introdotto la scansione intraorale, e quello è stato un ulteriore passaggio chiave. Lavorare in CAD a partire da scansione intraorale diretta in bocca è qualcosa di completamente diverso, e pone di fronte a delle difficoltà superiori.

Quali sono state le principali difficoltà da affrontare, nella trasformazione del flusso di lavoro da analogico a digitale, con l’introduzione degli scanner intraorali?

In primo luogo, ho dovuto procurarmi un software di CAD aperto, in grado di poter lavorare le scansioni intraorali che ricevevo dai diversi studi dentistici con i quali collaboro. Ho optato per Exocad, che ho dovuto imparare a conoscere ed utilizzare. Il flusso di lavoro cambia interamente quando si parte da una scansione intraorale. Non si lavora più su un modello in gesso, ma bisogna affidarsi interamente al software, e questo inizialmente non è semplice da gestire. La stessa preparazione del modello di lavoro, in questo caso virtuale, è radicalmente diversa rispetto a quanto eravamo abituati a fare. Ero abituato a realizzare il ditching dei monconi manualmente, sotto microscopio, eliminando la parte gengivale per mettere in evidenza il fine preparazione. Nel digitale, va pulito il file STL all’interno del solco, utilizzando gli strumenti a disposizione nel CAD. La corretta visualizzazione del fine preparazione è essenziale nel digitale (Figura 1), e l’odontoiatra deve porre la massima attenzione durante la cattura della finishing line durante la scansione intraorale. Un altro esempio è quello relativo alla modellazione del restauro monolitico: essa avviene in maniera virtuale, utilizzando tools per la regolazione dei contatti occlusali ed interprossimali, che vanno compresi e conosciuti prima di poter ottenere un risultato realmente soddisfacente.

Quali sono stati i principali benefici per il suo laboratorio?

I benefici del flusso di lavoro digitale da scansione intraorale diretta sono principalmente l’efficienza e la velocità di esecuzione dei restauri, rispetto a quanto accadeva prima con le metodiche tradizionali. Questo è particolarmente vero per la realizzazione di restauri monolitici, che con i moderni materiali traslucenti ci consentono di raggiungere un’estetica eccellente. Oggi i flussi di lavoro digitali sono assolutamente predicibili, ed i passi avanti fatti da hardware e software sono stati determinanti in questo senso, insieme con l’affermazione di nuovi e ben definiti protocolli di lavoro.

Quali sono, a suo avviso, le principali criticità ancora presenti, ed i problemi da affrontare, per rendere l’odontoiatria digitale ancora più percorribile?

Secondo me uno degli aspetti che merita di essere migliorato è quello relativo alla cattura del bite durante la scansione intraorale diretta. Non sempre l’occlusione catturata direttamente in bocca è davvero sicura, con diverse macchine. Ed oggi i software di CAD non consentono di “aggiustare” l’occlusione di due modelli. Per ovviare a questo problema, richiedo sempre agli odontoiatri con cui lavoro di catturare, durante l’impronta definitiva, anche una scansione del provvisorio funzionalizzato in situ. Avere a disposizione questa “maschera” addizionale nel CAD, mi permette di avere dei limiti occlusali certi entro i quali realizzare la mia modellazione definitiva. Consiglierebbe ad un laboratorio di acquistare un software di CAD, una stampante 3D ed un fresatore? Quali ha adottato per il suo laboratorio? Senz’altro lo consiglierei. Io ho sia il DentalCAD di 3-Shape che Exocad, comprensivo di tutti i moduli. Inoltre, abbiamo un fresatore a 5 assi DWX-52D della DGSHAPE, macchina eccezionale, e due stampanti 3D: una DWS XFAB 3500 PD che impiega la tecnologia laser stereolitografica, ed una Voco Solflex 350 che impiega la luce strutturata (tecnologia DLP). Sono molto soddisfatto di questi software e macchinari. Qual è l’ultimo macchinario digitale con il quale si sta confrontando? L’ultima macchina con la quale mi sto confrontando è Modjaw (Figure 2,3), un condilografo digitale di ultimissima generazione, che permette di ricavare in modo semplice e diretto tutti i dati del movimento mandibolare del paziente. Questi dati vengono importati all’interno di un modulo dedicato in Exocad che permette di modellare i restauri protesici in base alla reale dinamica del paziente. Non ultimo, è possibile modellare bites gnatologici sulla base dei dati dinamici del paziente (Figura 4). Questo è estremamente utile per la diagnosi e la pre-terapia di pazienti disfunzionali. Il tutto in full digital. Concludiamo questa intervista con uno sguardo al futuro, come immagina il lavoro nell’odontotecnica, per la prossima generazione? Sarà sempre più tecnologicamente avanzato, ed improntato all’impiego di supporti digitali. La stessa comunicazione con lo studio odontoiatrico cambierà, diventando più fluida grazie a dispositivi come i visori per la realtà aumentata Hololens. Tali visori permettono già oggi, se indossati simultaneamente dal dentista e dall’odontotecnico, anche a distanza, di condividere e visualizzare i modelli olografici di restauri o modellato CAD in 3D (Figura 5). Questo permetterà di potenziare la collaborazione e rendere i flussi di lavoro ancora più efficienti.

Pubblicato su Infodent Novembre 2021 - Rubrica Dental Tech