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Ricostruzione ossea personalizzata con tecnica CAD/CAM

Ritratto di fabrizialuongo_52232
Top Contributor DDU
1 Marzo 2017

Ricostruzione ossea personalizzata con tecnica CAD/CAM

Dr.ssa Fabrizia Luongo
Odontoiatra, Roma
Aree di esperienza: CBCT, chirurgia guidata

La scelta del materiale ideale nel trattamento delle atrofie ossee mascellari è tuttora estremamente controversa. Infatti, se esiste un generale consenso sul fatto che l’osso autologo sia il materiale di scelta, è difficile per il clinico orientarsi tra le tantissime proposte alternative. Osso omologo e materiali di derivazione animale si dividono la maggior parte del mercato senza che esista al momento una chiara evidenza scientifica su quale sia la soluzione migliore. Inoltre recenti studi mettono seriamente in discussione la sicurezza di derivati umani e animali in termini di trasmissione di malattie. In particolare quest’ultimo aspetto ha orientato parte della ricerca a testare materiali di sintesi. Le nuove tecnologie digitali permettono oggi di personalizzare questi innesti di materiale sintetico sia nella morfologia macroscopica che microscopica.

Utilizzando i moderni software di modellazione è possibile ricostruire la corretta morfologia ossea a partenza dalle immagini ricavate dalle apparecchiature radiologiche 3D. Il file viene  direttamente inviato ad un fresatore che riproduce il pezzo perfettamente identico alla progettazione virtuale.

Il caso che viene di seguito illustrato mostra i passaggi salienti della procedura che, in difetti di modeste dimensioni,  consente di ottenere elevatissime percentuali di successo.

 

Fig. 1a e 1b - Completa perdita della parete ossea vestibolare di un canino inferiore a seguito di errato trattamento ortodontico.

                           

Fig. 2a e 2b: Ricostruzione tridimensionale del difetto osseo e modellazione virtuale dello scaffold personalizzato

Fig. 3 - Al computer è possibile visualizzare il blocco da diverse angolazioni disegnando, ove necessario, anche il foro per l’alloggiamento della vite di osteosintesi

Fig. 4 - Un blocco sintetico di Calcio-Fosfato Bifasico costituito da 70% fosfato beta tricalcico e 30% di Idrossiapatite viene inserito in una macchina fresatrice ed utilizzato per costruire uno Scaffold sintetico personalizzato di forma e dimensione identica a quella del modello 3D. 

Fig. 5 - Visione vestibolare del difetto osseo prima dell’accesso chirurgico che viene eseguito circa 40 giorni dopo l’avulsione

Fig. 6a e 6b - Visione vestibolo-occlusale del difetto e applicazione dello scaffold personalizzato. Fissaggio ottenuto mediante vite di osteosintesi.

Fig. 7 - Dopo 6 mesi si esegue la scopertura della sede dell’innesto: evidente riempimento del difetto con guadagno di osso in senso verticale ed orizzontale.

Fig. 8 - In alcuni casi è necessario rimuovere la vite di osteosintesi prima di procedere con l’inserimento dell’impianto. E’ possibile cominciare la preparazione del sito implantare con le prime frese e poi estrarre la vite in modo da evitare un eventuale distacco dello scaffold. Una volta preparato il sito è possibile inserire l’impianto con le consuete modalità

Fig. 9 - Dopo circa 3 mesi si procede alla scopertura dell’impianto: è evidente la neoformazione ossea anche oltre la vite di copertura

Fig. 10 - Consegna del provvisorio che, attraverso progressive modifiche, viene utilizzato per guidare i tessuti molli nell’ultima fase della riabilitazione. E’ importante evidenziare che non è stato eseguito nessun innesto di tessuto cheratinizzato. La rigenerazione dei tessuti molli ha seguito la sottostante ricostruzione del piano osseo.

Fig 11a e 11b - Al termine della completa maturazione dei tessuti perimplantari si procede alla consegna della corona definitiva. Attraverso il controllo radiografico è possibile valutare il grado di integrazione implantare che appare completo.